Bhutan, 2012

“Traveling in Bhutan it is like walking on a rope suspended among the clouds. Getting surprised at every corner and being the witness of real life and of something real happening, it is magical. I contemplated the life of secret monasteries from a corner not to disturb the magic of the place, to hear the laughing of the young monks, their talks and to capture something of unknown.”


“Viaggiare in Bhutan e’ come camminare su una corda sospesa tra le nuvole. Sorprendersi ad ogni angolo ed essere testimoni di una vita reale, di qualcosa che davvero succede ed e’ magico. Ho contemplato la vita dei monasteri segreti da un angolo per non disturbare la magia del luogo, per ascoltare le risate dei giovani monaci, le loro chiacchiere, e catturare con la mia macchina fotografica qualcosa di sconosciuto.”

– Giorgio Faedo, Italy –

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Gerusalemme, 2008

“ Without the help of a guidebook, transported by the early morning prayers, I loved the feeling of getting lost in the quiet neighborhoods and the secret streets of the old City, at that time of the day inhabited only by the locals. It was a deep pleasure to be the only stranger and to encounter on my path elderly people sitting at the corner of the shops sipping their morning coffee and children wandering around with their fathers. I felt happily condemned to get trapped by the antique traditions.”


“Senza una guida, trasportato solo dalle preghiere mattutine mi piaceva sentirmi perduto tra i silenziosi quartieri e le segrete vie della Città Vecchia, occupate a quell’ora del giorno solo dagli abitanti del luogo. Era un profondo piacere essere il solo turista ad incontrare sul proprio cammino anziani intenti a godersi il caffè all’angolo dei loro negozi e bambini correre inseguiti dai loro padri. Mi sentivo felicemente condannato ad essere prigioniero di quell’antica tradizione.”

– Giorgio Faedo, Italy –

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Birmania, 2008

“In 2008 I traveled to Myanmar to help the victims of the Cyclone Nargis. On that May 2008, the cyclone blew away homes, it killed livestock, sank fishing fleets and damaged acres of rice paddies with seawater. I traveled by boat for many days down the Delta. All around us a devastated landscape, the victims were left with nothing but their simple hospitality and their warm-hearted smile. This picture reminds me of the strength of relationships among human beings, the anchor that saves us in all situations.”


Nel 2008 viaggiai in Birmania per aiutare le vittime dell’Uragano Nargis. Nel Maggio di quell’anno, l’Uragano spazzò via case, uccise animali, portò via reti da pesca e l’acqua salina distrusse campi di riso. Viaggiai per giorni lungo il Delta con piccole piroghe. Attorno a noi un paesaggio devastato. I sopravvissuti avevano perso tutto ma non la loro ospitalità e il loro dolce sorriso. Questa foto mi ricorda la forza di una relazione umana, ancora di salvezza in tutte le situazioni.”

– Giorgio Faedo, Italy –

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Republic Democratic of Congo, 2008

“ I see two very proud girls who are asserting their bond, and that is their home. They seem to be asking you about who you are, and what is your plan. I think you can gain their trust and they would be happy to tell you more. I love the symmetry with the stereo.”


“ Vedo due ragazzine molto fiere che affermano la loro unione, e quella è la loro casa. Sembrano domandarti chi sei e quale sia il tuo intento. Credo tu possa conquistare la loro fiducia e che sarebbero contente di dirti di più della loro vita. Mi piace la simmetria con lo stereo.”

 

– Ruwan Ratnayake, Canada –

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Thailand, 2007

“Since 1984 the political instability in Myanmar resulted in thousands of people crossing into Thailand and settling in many refugees camps along the Thailand – Myanmar border. To prevent violence against children, and lead to less conflict within families and communities, the international community showed to parents alternatives techniques that can be used to communicate with their children and discipline them without the use of violence. In this picture a grandfather and his grandchild in one of the refugee camps.”


“Dal 1984, l’ instabilità politica in Birmania ha costretto migliaia di persone e di famiglie ad attraversare il confine e trovare rifugio in uno dei tanti campi profughi lungo il confine tra la Tailandia e la Birmania. La comunità internazionale, volta a prevenire le violenze sui bambini e ridurre i conflitti all’interno delle famiglie e tra le comunità, ha sviluppato dei programmi che insegnano alle famiglie metodi alternativi per comunicare ed educare i bambini senza ricorrere all’uso della violenza. In questa foto, un nonno con il suo nipotino in uno dei campi profughi.”

– Giorgio Faedo, Italy –

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Mali, 2014

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Burma, 2008

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Mali, 2014

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Burma, 2008

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Burma, 2008

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